BTP o conto deposito, il conto che resta dopo le tasse
Due rendimenti nominali identici non lasciano in tasca la stessa cifra. Sui titoli di Stato l'imposta sugli interessi è al 12,5%, sugli interessi di un conto deposito al 26%. La differenza cambia l'ordine della classifica.
Chi confronta le proposte guarda quasi sempre il rendimento annuo lordo. È il numero pubblicizzato, ed è anche quello meno utile per decidere: la tassazione delle due forme è diversa, e vanno aggiunti costi che una ha e l'altra no.
Le due aliquote
Gli interessi dei titoli emessi dallo Stato italiano — BOT, BTP, CCT e simili — e di altri titoli assimilati sono tassati con un'aliquota del 12,5%. Gli interessi dei depositi bancari, compresi i conti deposito vincolati, rientrano nella categoria delle rendite finanziarie tassate al 26%.
È una differenza di tredici punti e mezzo sull'imposta, non sul rendimento: ma su un rendimento basso incide in proporzione molto.
Su 10.000 euro investiti a un rendimento nominale del 3% annuo, gli interessi lordi sono 300 euro in entrambi i casi.
- Titolo di Stato, imposta 12,5%: restano 262,50 euro.
- Conto deposito, imposta 26%: restano 222 euro.
Su questo esempio la differenza è di 40,50 euro in un anno, a parità di rendimento dichiarato. Sono calcoli aritmetici a scopo illustrativo su un rendimento ipotetico: non indicano il risultato di un prodotto reale né un rendimento atteso.
Il bollo, che pesa solo su una delle due
Un titolo detenuto in un dossier titoli è soggetto all'imposta di bollo sui prodotti finanziari, pari allo 0,2% annuo del valore. Un conto deposito, essendo un rapporto bancario, ha invece l'imposta di bollo sui conti, dovuta secondo le regole dei depositi.
Nell'esempio sopra, lo 0,2% su 10.000 euro vale 20 euro all'anno: una parte consistente del vantaggio fiscale del titolo si riduce. Il dettaglio di questa voce è in l'imposta di bollo che quasi nessuno mette nel calcolo.
I costi che restano
Sul titolo possono gravare commissioni di acquisto, costi di custodia e, se si vende prima della scadenza, lo spread fra prezzo di acquisto e di vendita. Sul conto deposito possono esserci costi di apertura, penali per lo svincolo anticipato e condizioni che decadono.
Nessuna delle due forme è a costo zero, e il confronto corretto si fa dopo averli contati entrambi.
Il rischio non è lo stesso
Un conto deposito in una banca aderente al sistema italiano di garanzia dei depositi è tutelato entro il limite di 100.000 euro per depositante e per banca. Un titolo di Stato non ha quella garanzia: ha il profilo di rischio dell'emittente, e se venduto prima della scadenza il prezzo può essere inferiore a quello di acquisto.
Chi confronta solo il rendimento netto sta confrontando due strumenti con caratteristiche diverse. Non esiste una scelta migliore in astratto, e nessuna delle due è priva di rischio.
La scadenza cambia il quadro
Un titolo tenuto fino a scadenza restituisce il nominale e gli interessi pattuiti, salvo l'insolvenza dell'emittente. Uno venduto prima è soggetto al prezzo di mercato del momento, che dipende dai tassi: se i tassi sono saliti dopo l'acquisto, il prezzo è scontato.
Un vincolo su conto deposito, specularmente, può prevedere la perdita di parte degli interessi in caso di svincolo. In entrambi i casi l'orizzonte temporale è parte della decisione, non un dettaglio.
Il rendimento dichiarato non è sempre annuo
Su un vincolo di durata diversa da dodici mesi, il tasso pubblicizzato può essere espresso su base annua anche quando il vincolo dura meno. Un «3% a sei mesi» può significare il 3% annuo riconosciuto per metà anno — quindi l'1,5% effettivo sul periodo — oppure il 3% sul periodo: due cose molto diverse.
La voce da cercare nel documento informativo è il rendimento effettivo sul periodo, non il tasso nominale annuo. Sui titoli, analogamente, il dato confrontabile è il rendimento alla scadenza, che tiene conto del prezzo di acquisto e non solo della cedola.
La cedola non è il rendimento
Un titolo acquistato sopra la pari rende meno della sua cedola, perché alla scadenza rimborsa il nominale, inferiore a quanto pagato. Acquistato sotto la pari rende più della cedola, per la ragione opposta.
Chi confronta la cedola di un titolo con il tasso di un conto deposito sta confrontando due grandezze non omogenee. Il numero corretto da mettere a confronto è il rendimento alla scadenza, al netto dell'imposta e del bollo.
- Rendimento effettivo sul periodo, non il nominale annuo.
- Meno l'imposta sugli interessi: 12,5% sui titoli di Stato, 26% sui depositi.
- Meno l'imposta di bollo applicabile alla forma scelta.
- Meno commissioni, spese di custodia o costi di gestione dichiarati.
- Il risultato si confronta con l'inflazione del periodo per ottenere il rendimento reale.
Le aliquote sono quelle di norma; ogni altra cifra dipende dal documento informativo del singolo strumento.
Un modo onesto di fare il confronto
- Partire dal rendimento lordo dichiarato e applicare l'aliquota corretta: 12,5% o 26%.
- Sottrarre il bollo applicabile alla forma scelta.
- Sottrarre commissioni e costi dichiarati nel documento informativo.
- Verificare l'orizzonte: la cifra regge solo se si arriva alla scadenza o al termine del vincolo.
- Considerare che il risultato va letto anche contro l'inflazione del periodo: vedi quanto erode l'inflazione i soldi lasciati sul conto.
In sintesi
La tassazione diversa è un fatto, non un'opinione, e da sola può ribaltare un confronto fatto sui rendimenti lordi. Dopo imposte, bollo e costi, due proposte apparentemente simili possono distare parecchio — in un verso o nell'altro. Questa pagina non raccomanda alcuno strumento né alcun intermediario: i documenti informativi dell'emittente o della banca restano l'unica base per decidere.
Fonti
- Agenzia delle Entrate — tassazione dei redditi di natura finanziaria: aliquote del 12,5% e del 26%.
- MEF — Dipartimento del Tesoro: caratteristiche dei titoli di Stato italiani.
- Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi — limite di garanzia di 100.000 euro per depositante e per banca.
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