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Fisco

Le addizionali che cambiano il netto da una regione all'altra

Ale Alvarez Redazione · 2 ottobre 2026 · 5 minuti di lettura
Fotografia di accompagnamento all'articolo

Due persone con lo stesso importo lordo possono ricevere accrediti diversi solo perché vivono in due città diverse. La differenza sta in due righe del cedolino che quasi nessuno legge: l'addizionale regionale e quella comunale.

Sull'IRPEF nazionale si innestano due imposte locali. La regionale è decisa dalla Regione di residenza; la comunale dal Comune. Entrambe si applicano al reddito e, per i pensionati, vengono trattenute direttamente dall'ente che paga la prestazione.

Chi decide quanto si paga

Lo Stato fissa un quadro di riferimento, ma l'aliquota effettiva è una scelta locale. Le Regioni possono differenziarla, anche per fasce di reddito; i Comuni possono stabilire la propria entro un limite e prevedere soglie di esenzione.

Il risultato è una mappa non uniforme. Non esiste «l'addizionale italiana»: esistono tante combinazioni quante sono le coppie Regione-Comune, e cambiano nel tempo perché vengono deliberate anno per anno.

Perché due netti diversi a parità di lordo

Su un reddito annuo ipotetico di 20.000 euro, una differenza complessiva di un punto percentuale fra due combinazioni di addizionali vale circa 200 euro all'anno, cioè una quindicina di euro al mese.

È un calcolo aritmetico illustrativo: serve a mostrare l'ordine di grandezza, non a stimare la posizione di una persona. Le aliquote applicabili sono quelle deliberate dalla Regione e dal Comune di residenza e vanno verificate sulle fonti ufficiali.

Il calendario, che non coincide con l'IRPEF

Questa è la parte che genera più confusione. Le addizionali non si trattengono in modo uniforme su dodici mesi come l'acconto IRPEF. Funzionano con un saldo riferito all'anno precedente e un acconto sull'anno in corso, distribuiti su un numero di mesi definito.

Ne derivano scalini visibili: mesi in cui la trattenuta complessiva è più alta e mesi in cui è più bassa, senza che la pensione sia cambiata di un euro. Chi confronta due cedolini presi a caso attribuisce la differenza alla cosa sbagliata, come descritto in perché il cedolino di gennaio non somiglia a quello di dicembre.

Il cambio di residenza

Trasferirsi cambia le aliquote applicabili, ma non dal giorno del trasloco: rileva la residenza a una data di riferimento stabilita dalla norma. Per questo un trasferimento può produrre effetti sul netto con un anno di ritardo, e per questo chi si è spostato trova spesso un conguaglio.

È anche la ragione per cui conviene verificare che l'indirizzo comunicato all'ente erogatore sia aggiornato: una residenza non aggiornata significa aliquote sbagliate e un aggiustamento successivo.

Le esenzioni locali

Molti Comuni prevedono una soglia di reddito sotto la quale l'addizionale comunale non si applica. La soglia è una decisione locale e varia: un reddito che in un Comune resta esente in un altro è interamente imponibile.

Chi si trova poco sopra o poco sotto una di queste soglie può vedere variazioni che sembrano sproporzionate rispetto a un piccolo aumento del lordo. È un effetto di soglia, non un errore.

Perché un aumento può portarsi dietro più addizionale

Le addizionali si calcolano sul reddito. Un adeguamento del trattamento lordo, come la rivalutazione applicata dal 1° gennaio 2026, aumenta la base su cui si applicano. L'incremento netto risulta quindi inferiore a quello lordo — e in presenza di una soglia di esenzione superata, l'effetto è più marcato del previsto.

Perché le due addizionali non si sommano come sembra

L'addizionale regionale e quella comunale si applicano entrambe al reddito, ma hanno limiti, scaglioni e soglie propri. Sommare le due aliquote nominali e applicare il risultato al reddito è un'approssimazione che funziona solo nei casi semplici.

Alcune Regioni differenziano l'aliquota per fasce di reddito: il passaggio da una fascia all'altra produce un aumento dell'imposta più che proporzionale rispetto all'aumento del reddito. Altre prevedono detrazioni proprie per situazioni familiari specifiche, che non compaiono nell'aliquota.

Chi non le paga affatto

Chi ha un reddito interamente compreso nella no tax area non versa IRPEF e, di conseguenza, non versa nemmeno le addizionali, che si applicano sulla stessa base. È una conseguenza automatica, non un'esenzione da richiedere.

Il caso delicato è quello di chi si trova appena sopra la soglia: un piccolo aumento del lordo può far comparire tutte e tre le voci insieme, con un effetto sul netto sproporzionato rispetto all'aumento. È l'effetto di soglia più comune, e quello che genera più segnalazioni a inizio anno.

Il caso dei residenti all'estero

Chi risiede fuori dall'Italia e percepisce una pensione italiana ha una posizione diversa: non essendo residente in un Comune italiano, l'addizionale comunale non si applica secondo gli ordinari criteri di residenza, e il trattamento complessivo dipende anche dalla convenzione contro le doppie imposizioni fra l'Italia e il paese di residenza.

È una situazione in cui il cedolino va letto insieme alla convenzione applicabile: i casi non sono generalizzabili e la verifica va fatta con l'ente erogatore o con un professionista.

Dove si verificano le aliquote

Le delibere sono pubbliche. Il Dipartimento delle Finanze raccoglie le aliquote delle addizionali deliberate dagli enti; il sito del proprio Comune pubblica la delibera annuale con eventuali soglie di esenzione. Sono le due fonti da usare: un elenco riportato su un sito terzo può riferirsi a un anno precedente.

Che cosa controllare sul cedolino

  • che compaiano due righe distinte, regionale e comunale, e non una sola;
  • che la descrizione indichi se si tratta di saldo o di acconto, e a quale anno si riferisce;
  • che il Comune indicato sia quello di residenza effettiva;
  • che un eventuale scalino coincida con l'inizio o la fine del periodo di distribuzione, e non con altro.

In sintesi

Le addizionali locali spiegano una parte consistente della distanza fra il lordo annunciato e il netto accreditato, e spiegano anche perché quella distanza non sia la stessa per tutti. Sono decise localmente, cambiano ogni anno e seguono un calendario proprio: tre buone ragioni per leggerle come voci a sé e non come parte dell'IRPEF.

Fonti

Informazione di carattere generale a scopo pubblicitario. Questa pagina non è gestita né approvata da INPS, Agenzia delle Entrate o altro ente pubblico, non fornisce consulenza previdenziale, fiscale o finanziaria individuale e non gestisce pratiche. Gli importi citati sono parametri ufficiali o esempi aritmetici lordi a fini illustrativi: non rappresentano un pagamento promesso né l'importo spettante a una singola persona. Per la propria posizione fanno fede i documenti e i servizi ufficiali.

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